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Allan Holdsworth

Allan Holdsworth ampiamente riconosciuto dai fans e dai musicisti contemporanei come uno dei più importanti chitarristi del Ventesimo secolo. Grande musicista che ha sempre dato prova di se, in quanto innovatore, a metà tra il mondo della musica Jazz e quello del Rock. Molti maestri e musicisti lo definiscono un musicista leggendario che continua a spingere al limite estremo la tecnica strumentale e le innumerevoli possibilità tonali e di tessiture della sua chitarra elettrica. Particolarmente, durante gli anni ’90, gli é stato riconosciuto dai più grandi musicisti il fatto di non essersi mai appoggiato alle grandi case discografiche, e quindi di aver sviluppato la sua carriera e prodotto i propri lavori autonomamente. Malgrado la natura predominante dei progetti solistici, Holdsworth non rimane estraneo agli eventi jazz ne a quelli Rock.

Musician Magazine l’ha piazzato tra i primi 100 grandi chitarristi di tutti i tempi. Non c’era mai stata tutta questa grande attenzione da parte dei media per le sue performance e la sua originalità.

A parte la sua abilità nell’ improvvisare straordinari soli, scolpire e modellare in diverse strutture e colori la voce della chitarra, Holdsworth ha dedicato le sue energie per sviluppare molti differenti aspetti della tecnologia della chitarra elettrica. Introduce una nuova variazione baritona allo strumento, inventa componenti elettronici per gli studi di registrazione ed esplora le possibilità di usare sintetizzatori sulla chitarra per arricchirne il timbro. Holdsworth é istantaneamente identificabile tra i maestri della chitarra jazz per la forte personalità. Il suono di Django Reinhardt, Jimmy Rainey, Charlie Christian, Joe Pass, Eric Clapton, e John Coltrane lo hanno ispirato all’età di 20 anni agli inizi della carriera di musicista. Nato in inghilterra nella città di Bradford è stato iniziato al jazz dal padre che era un musicista amatore. Lavorando nel circuito dei dance club incontrò Ray Warleigh, uno dei migliori sassofonisti tenori inglesi, il quale riconobbe in

Holdsworth un incredibile potenzialità nel modo di suonare e lo volle con se per partecipare a sessioni jazz agli inizi deli anni ’70, guadagnandosi un audience internazionale quando fece parte di una band acclamata di “progressive” rock, i Tempest, assieme al batterista John Hiseman e al cantante Paul Williams.

Proprio quest ultimo, dieci anni più tardi, volle tornare a suonare insieme, formando così la Holdsworth’s IOU band, abili, anche nel registrare in maniera indipendente il loro primo album.

Dal 1975 crebbe così la reputazione di Holdsworth come uno dei migliori chitarristi inglesi dell’avant-garde della musica strumentale d’insieme: il gruppo leggendario Soft Machine; Il riscontro del pubblico e della critica fu massiccio, riuscì a guadagnare l’attenzione di uno dei più grandi batteristi del mondo, Tony Williams (famoso anche per aver portato Miles Davis ad esplorare riffs e motivi su base rock nel contesto dell’improvvisazione) con il quale registrò uno degli album più celebrati della metà degli anni ’70, Believe it.

Tra il ’76 e il ’78 Holdsworth registrò molte tracce jazz-fusion e rock strumentali con Jean Luc Ponty (Enigmatic Ocean), Gong (Gazeuse!), e il batterista Bill Bruford (Feels Good To Me, One of A Kind) il quale, verso la fine del ’70, consigliò Holdsworth di partecipare ad un nuovo progetto con la sezione ritmica formidabile di King Crimson e il brillante Eddie Jobson violinista/tastierista che ha lavorato con Frank Zappa and Roxy Music. Il debut album in U.K. divenne quello che più tardi fu considerato l’ultimo e la più grande pietra miliare del Progressive Rock degli anni ’70. Il suono della band, ai quei tempi, era tecnicamente e artisticamente all’avanguardia nella musica Rock, con la coppia Jobson–Holdsworth, il primo, con l’uso innovativo di sintetizzatori e di violini elettrici, il secondo con il suo naturale e non convenzionale modo di riprodurre gli accordi, di eseguire brucianti assoli e passionali fraseggi melodici.

Nel 1978 Holdsworth decise d’intraprendere una direzione differente, cioè di creare una band con arrangiamenti più immediati e meno intricati di quella precedentemente formata con Bruford, allo scopo di esplorare in un contesto musicale orientato al Rock, l’estesa improvvisazione strumentale d’insieme.

Sviluppò il suo trio (la celebrata IOU band) con altri due musicisti inglesi del nord, il batterista Gary Husband, e il bassista Paul Carmichael con i quali andò in tour per tutto il mondo.

Dopo la più grande delusione con le grandi case discografiche, Holdsworth optò per iniziare una lunga carriera di successo registrando per un’etichetta indipendente Enigma che poi divenne Restless Records.

Metal Fatigue, seguito da Atavachron, Sand, Secrets, Wardenclyffe Tower, Hard Hat Area, None Too Soon, e The 16 Men of Tain sono tutti progetti di grande successo che gravitano tra Jazz e Rock elettrico ad alta potenza e musicisti del calibro di Tony Williams, Alan Pasqua (Santana, Bob Dylan), Billy Childs, Jimmy Johnson (James Taylor), Gary Husband (Level 42, Billy Cobham), Chad Wackerman (Frank Zappa), e altri. Molto acclamati anche i due albums live “All Night Wrong “ e “Then!”.

Fece parte dei Softworks assieme ai legendari musicisti inglesi di jazz/rock sperimentale Hugh Hopper, Elton Dean, e John Marshall. Recentemente lavora ad un progetto intitolato Against The Clock uscito nel 2005, ha formato un trio di chitarre con il quale ha girato Mosca, Sud America, ed Europa.

Fonte Wilkipedia

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